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        <title>IaaS PaaS SaaS on My personal blog</title>
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        <description>Recent content in IaaS PaaS SaaS on My personal blog</description>
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        <lastBuildDate>Tue, 23 Jun 2026 09:00:00 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.matteobianchi.eu/tags/iaas-paas-saas/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml" /><item>
        <title>Il modello di responsabilità condivisa</title>
        <link>https://www.matteobianchi.eu/p/modello-responsabilita-condivisa/</link>
        <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
        
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        <description>&lt;img src="https://www.matteobianchi.eu/p/modello-responsabilita-condivisa/cover.png" alt="Featured image of post Il modello di responsabilità condivisa" /&gt;&lt;h2 id=&#34;perché-conta&#34;&gt;Perché conta
&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La frase più pericolosa nel cloud è &amp;ldquo;tanto ci pensa il provider&amp;rdquo;. È vera per metà — ed è esattamente la
metà sbagliata a farti sentire al sicuro. Il &lt;strong&gt;modello di responsabilità condivisa&lt;/strong&gt; stabilisce che la
sicurezza è un lavoro a due: il provider protegge la &lt;em&gt;sicurezza del&lt;/em&gt; cloud (data center, hardware,
hypervisor, rete fisica), tu proteggi la sicurezza &lt;em&gt;nel&lt;/em&gt; cloud (i tuoi dati, le identità, le
configurazioni). Quasi ogni incidente cloud di cui leggi sui giornali cade sul &lt;strong&gt;tuo&lt;/strong&gt; lato della linea.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&#34;dove-passa-la-linea&#34;&gt;Dove passa la linea
&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Il punto cruciale: la linea non è fissa, si sposta col tipo di servizio.&lt;/p&gt;
&lt;pre class=&#34;mermaid&#34;&gt;
  flowchart TD
    subgraph IaaS[&amp;#34;IaaS (es. VM)&amp;#34;]
        I1[Provider: hardware, rete, hypervisor]
        I2[Tu: OS, patch, app, dati, identità, config]
    end
    subgraph PaaS[&amp;#34;PaaS (es. database gestito)&amp;#34;]
        P1[Provider: anche OS e runtime]
        P2[Tu: dati, accessi, config dell&amp;#39;app]
    end
    subgraph SaaS[&amp;#34;SaaS (es. suite office)&amp;#34;]
        S1[Provider: quasi tutto lo stack]
        S2[Tu: dati, utenti, permessi di condivisione]
    end
    style I2 fill:#fde2e4,stroke:#e63946
    style P2 fill:#fde2e4,stroke:#e63946
    style S2 fill:#fde2e4,stroke:#e63946
&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Più sali verso il SaaS, meno gestisci — ma &lt;strong&gt;i dati e le identità restano sempre tuoi&lt;/strong&gt;, in ogni
modello. Non esiste un servizio cloud in cui &amp;ldquo;chi può accedere ai tuoi dati&amp;rdquo; sia responsabilità del
provider.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&#34;le-tre-costanti-che-restano-sempre-tue&#34;&gt;Le tre costanti che restano sempre tue
&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Qualunque sia il servizio, tre cose non delega mai nessuno al provider:&lt;/p&gt;
&lt;div class=&#34;highlight&#34;&gt;&lt;div class=&#34;chroma&#34;&gt;
&lt;table class=&#34;lntable&#34;&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class=&#34;lntd&#34;&gt;
&lt;pre tabindex=&#34;0&#34; class=&#34;chroma&#34;&gt;&lt;code&gt;&lt;span class=&#34;hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;lnt&#34;&gt;1
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&#34;hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;lnt&#34;&gt;2
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&#34;hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;lnt&#34;&gt;3
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;/td&gt;
&lt;td class=&#34;lntd&#34;&gt;
&lt;pre tabindex=&#34;0&#34; class=&#34;chroma&#34;&gt;&lt;code class=&#34;language-text&#34; data-lang=&#34;text&#34;&gt;&lt;span class=&#34;line hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;cl&#34;&gt;1. DATI        → classificazione, cifratura, chi vi accede
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&#34;line hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;cl&#34;&gt;2. IDENTITÀ    → account, ruoli, permessi, MFA
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&#34;line hl&#34;&gt;&lt;span class=&#34;cl&#34;&gt;3. CONFIG      → impostazioni di sicurezza dei servizi che usi
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p&gt;È qui che accadono i breach: un bucket di storage reso pubblico, un account senza MFA, un ruolo con
permessi amministrativi lasciato a un&amp;rsquo;applicazione. Il provider ha fatto il suo lavoro; la
configurazione era tua.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&#34;il-trabocchetto-delle-impostazioni-di-default&#34;&gt;Il trabocchetto delle impostazioni di default
&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;I provider spediscono default che privilegiano la &lt;em&gt;facilità di avvio&lt;/em&gt;, non la sicurezza massima. Un
nuovo bucket spesso è privato di default oggi (lo è diventato dopo anni di incidenti), ma mille altre
opzioni — logging disattivato, cifratura non forzata, regole di rete larghe — restano a tuo carico.
&amp;ldquo;Default sicuro&amp;rdquo; non è garantito: va verificato servizio per servizio.&lt;/p&gt;


&lt;details&gt;
&lt;summary&gt;&lt;strong&gt;Domanda:&lt;/strong&gt; se tanto la parte difficile (data center, hypervisor) la fa il provider con team enormi, la mia parte non è forse quella banale? Perché dovrei studiarla così tanto?&lt;/summary&gt;
&lt;p&gt;Perché è esattamente al contrario: la parte del provider è difficile ma &lt;em&gt;risolta e automatizzata&lt;/em&gt;
da migliaia di ingegneri e certificazioni, mentre la tua parte è apparentemente banale ma &lt;em&gt;ricade
interamente su di te, cambia a ogni servizio, e non perdona&lt;/em&gt;. Il provider protegge l&#39;hypervisor una
volta, per tutti i clienti, con processi maturi; tu invece devi configurare correttamente ogni bucket,
ogni ruolo, ogni regola di rete, ogni volta, su decine di servizi diversi, ciascuno con le sue
impostazioni e i suoi default. Un singolo bucket reso pubblico per errore, un solo ruolo con permessi
eccessivi assegnato a un&#39;applicazione compromessa, un unico account admin senza MFA: nessuna di queste
cose richiede un attaccante geniale, e tutte e tre sono dalla tua parte della linea. Le statistiche sui
breach cloud lo confermano da anni: la stragrande maggioranza non sfrutta una falla del provider, ma una
&lt;em&gt;misconfigurazione del cliente&lt;/em&gt;. La parte del provider è difficile e la fanno loro proprio perché
è standardizzabile; la tua parte sembra facile proprio perché ogni singola decisione è semplice — ed è
quella semplicità ripetuta migliaia di volte, su servizi che non conosci a fondo, a produrre il buco.
Studiarla non è pedanteria: è concentrare l&#39;attenzione dove cadono davvero gli incidenti.&lt;/p&gt;
&lt;/details&gt;


&lt;h2 id=&#34;conclusione&#34;&gt;Conclusione
&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Il modello di responsabilità condivisa dice chi protegge cosa — e la risposta cambia tra IaaS, PaaS e
SaaS, tranne per dati, identità e configurazione, che restano sempre tuoi. È lì che cadono quasi tutti
gli incidenti. Avendo chiaro cosa è a tuo carico, il primo controllo da padroneggiare è il vero
perimetro del cloud: l&amp;rsquo;identità. È il prossimo capitolo, &lt;a class=&#34;link&#34; href=&#34;https://www.matteobianchi.eu/p/iam-identita-e-accessi/&#34; &gt;IAM: identità e
accessi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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