Perché conta
Tutta la crittografia asimmetrica della serie — RSA, ECC, Diffie-Hellman, le firme — poggia su problemi che i computer classici non sanno risolvere: fattorizzazione e logaritmo discreto. Un computer quantistico abbastanza grande, invece, li risolverebbe con l’algoritmo di Shor, mandando in frantumi RSA ed ECC. La macchina non esiste ancora a quella scala. Eppure il problema è già oggi, e questo capitolo chiude la serie spiegando perché e cosa fare.
Cosa si rompe e cosa no
Una distinzione cruciale e spesso fraintesa:
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Il quantistico non “rompe tutto”. Contro la simmetrica, l’algoritmo di Grover offre solo un dimezzamento della forza: raddoppiando la dimensione della chiave (usare AES-256) si resta al sicuro. A cadere è l’asimmetrica — proprio i meccanismi che stabiliscono chiavi e provano identità. Lì serve una matematica nuova.
“Harvest now, decrypt later”
Perché preoccuparsene se la macchina non c’è? Per un motivo che rende la minaccia presente:
flowchart LR
T1[Oggi] -->|avversario registra<br/>traffico cifrato| STORE[(Archivio<br/>traffico 2026)]
STORE --> T2[Fra N anni:<br/>computer quantistico]
T2 -->|decifra retroattivamente<br/>ciò che fu scambiato con ECC/RSA| LEAK[Dati del 2026<br/>esposti]
style LEAK fill:#fde2e4,stroke:#e63946
Un avversario con risorse può registrare oggi il traffico cifrato e conservarlo, in attesa della macchina che un domani lo decifrerà. Tutto ciò che deve restare segreto per molti anni — segreti di stato, dati sanitari, proprietà intellettuale — è già a rischio oggi, anche se il quantistico arriverà tra dieci anni. È il motivo per cui la migrazione non può aspettare che la minaccia sia operativa.
I nuovi algoritmi
Il NIST ha standardizzato i primi algoritmi post-quantum (PQC), basati su problemi matematici (soprattutto reticoli) che si ritengono difficili anche per i computer quantistici:
- ML-KEM (ex Kyber, FIPS 203): per lo scambio/incapsulamento di chiavi — il sostituto di (EC)DH.
- ML-DSA (ex Dilithium, FIPS 204) e SLH-DSA (SPHINCS+, basato su hash): per le firme — i sostituti di ECDSA/RSA.
Hanno chiavi e messaggi più grandi dei loro predecessori ellittici, il che pesa su banda e handshake. Per questo la migrazione è un lavoro ingegneristico, non un semplice cambio di libreria.
La migrazione ibrida, già iniziata
La transizione non aspetta: è già in corso, in forma ibrida. L’approccio prudente combina il vecchio e il nuovo in un unico scambio:
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I browser e le librerie TLS stanno già dispiegando scambi ibridi: così la forward secrecy del capitolo sullo scambio di chiavi diventa anche post-quantum, e il traffico registrato oggi resta protetto anche domani. Cosa puoi fare: usare AES-256 dove serve longevità, preferire librerie che supportano gli ibridi, e sapere dove usi crittografia asimmetrica (crypto-agility) per poterla aggiornare quando sarà il momento.
Domanda: se i computer quantistici capaci di rompere RSA non esistono ancora e forse mancano molti anni, investire ora nella migrazione post-quantum non è allarmismo prematuro?
Sembra prematuro solo se guardi la data in cui la macchina diventerà operativa; diventa evidentemente urgente appena consideri i tre orizzonti temporali che vanno sommati, un ragionamento noto come "teorema di Mosca". La domanda giusta non è "quando arriverà il computer quantistico?" ma "per quanti anni i miei dati devono restare segreti, e quanto tempo mi serve per migrare?". Chiamiamo X gli anni di segretezza richiesti dai dati che cifro oggi, Y gli anni che la mia organizzazione impiega a migrare davvero tutta la crittografia (storicamente lunghissimi: pensa a quanto ci è voluto per abbandonare SHA-1), e Z gli anni che mancano a un computer quantistico utile. Se X + Y > Z, sei già in ritardo: i dati che proteggi adesso saranno ancora sensibili quando la macchina esisterà, ma li avrai migrati troppo tardi. Ed è qui che entra la minaccia "harvest now, decrypt later", che smonta l'idea di allarmismo: l'attacco non richiede che il quantistico esista ora, richiede solo che un avversario registri ora il traffico cifrato e lo conservi. La cattura avviene oggi, la decifratura domani — quindi per qualunque dato che debba restare riservato oltre l'arrivo stimato della macchina, la finestra di rischio è già aperta, non si aprirà in futuro. Per un messaggio effimero che non conta più fra un'ora, ignorare il post-quantum è ragionevole; per segreti di stato, cartelle cliniche, chiavi di lungo periodo, proprietà intellettuale, l'esposizione è concreta adesso. C'è poi un argomento di prudenza ingegneristica che rende la migrazione sensata a prescindere dalle date: adottare oggi gli scambi ibridi (classico + post-quantum insieme) non comporta quasi nessun rischio — se gli algoritmi nuovi si rivelassero deboli, ti protegge ancora quello classico; se il classico cade al quantistico, ti protegge quello nuovo — e nel frattempo costruisci la crypto-agility, cioè la capacità di sapere dove usi la crittografia e di cambiarla rapidamente, che è un bene a sé indipendentemente dai quanti. In breve: non è allarmismo, è pianificazione calibrata sulla longevità dei dati. Chi tratta solo dati a vita breve può attendere; chi tratta segreti di lungo periodo e sa quanto è lenta una migrazione reale dovrebbe aver già cominciato, perché il nemico può aver già iniziato a raccogliere.
Conclusione
Il computer quantistico romperebbe l’asimmetrica (RSA, ECC, DH, firme) ma non la simmetrica robusta (AES-256): la minaccia “harvest now, decrypt later” rende il problema attuale, e la risposta sono gli algoritmi NIST post-quantum (ML-KEM, ML-DSA) dispiegati in forma ibrida, già oggi. Qui si chiude la serie Crittografia applicata: dai mattoni — cifrare, verificare, autenticare — fino alla fiducia e al futuro. Il filo rosso resta quello del primo capitolo: non inventare la tua crittografia, scegli le primitive giuste, e capiscile abbastanza da riconoscere quando qualcosa non torna.